La vera lotta alla precarietà
Anche se il nostro Contratto di Lavoro Nazionale parla di un periodo di prova di 12 giorni, le aziende metalmeccaniche hanno una concezione diversa di quello che dovrebbero essere un delimitato periodo in cui le parti si valutano e possono risolvere senza problemi il rapporto di lavoro.
A volte i padroni utilizzano anche periodi di prova di mesi, anni: si chiamano contratti a tempo determinato o lavoro somministrato.
E’ quello che è successo a me, una lavoratrice nigeriana occupata come operaia assemblatrice in un’azienda di Seriate in provincia di Bergamo di circa 200 dipendenti che produce pannelli luminosi.
Ho lavorato lì per circa 4 anni: 5 contratti a tempo determinato, intervallati da un contratto di somministrazione.
Periodo di prova un po’ lungo visto che l’azienda ha valutato ampiamente la mia professionalità ma nonostante questo mi sono trovata a 15 minuti alle 18 dell’ultimo giorno lavorativo, lunedì 4 giugno 2007 con una pacca sulle spalle e un “mi dispiace, domani non presentarti, non sarai più qui”.
Mi sono allora rivolta alla FIOM-CGIL e precisamente a Margherita che avevo conosciuto un anno prima del termine e che mi aveva suggerito di stare attenta e che se non mi avessero rinnovato il contratto era legittimo per me fare valere i miei diritti.
La FIOM CGIL ha contestato la legittimità di questi contratti e ha rivendicato il diritto alla prosecuzione del lavoro, ottenendo alla Direzione Provinciale del Lavoro, in data 11 settembre, un contratto di lavoro a tempo indeterminato, senza periodo di prova, dal primo ottobre 2007.
Questa è la flessibilità: lavorare per 4 anni in una fabbrica e trovarsi da un giorno all’altro per strada senza lavoro e in aggiunta con il permesso di soggiorno scaduto.
Nel mio caso ho avuto la fortuna di incontrate una serie di persone che mi hanno detto quali erano i miei diritti, tenaci a seguirmi durante l’ultimo contratto a termine, attente all’eventualità che non fossi confermata.
Ho avuto la caparbietà di pretendere il rispetto dei suoi diritti rinunciando anche ad un compenso economico che l’azienda mi offriva di circa 5000 euro.
Oggi dopo un anno sto ancora lavorando lì: dopo una fase iniziale un po’ dura adesso posso essere fiera di quello che ho fatto e guardando indietro so che quel compenso economico non mi avrebbe mai fatto ritrovare la dignità di lavoratrice.
JOAN EDEMOND
Write a comment
For more secure employment, against precarious work
The EMF Collective Bargaining Policy Conference 2009 launched the 2nd Common Demand:
“For more secure employment, against precarious work”,
which will be included in the collective bargaining demands of all its 75 affiliated trade unions and in future collective bargaining rounds throughout Europe over the next four years.